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Abbiamo pensato di immaginare un viaggio nell’Arcipelago con l’intenzione di trascinarvi in un’avventura che sa di terra e di natura, per rendervi partecipi di quanto rappresenta il vivere quotidiano della nostra Azienda. In ogni tenuta, in vigna e in cantina, il tempo è scandito secondo le mansioni di ognuno di noi, e tutto il pensare e il fare si deve poi ritrovare nella bottiglia che arriva nelle vostre mani, nel vino che riempie il vostro bicchiere. Iniziamo dunque questo viaggio virtuale, che vi invitiamo a rendere reale, perché il vigneto italiano, e non solo, e le cantine, sono luoghi in cui ritrovare il senso del paesaggio, le tracce del lavoro dell’uomo, dell’arte antica dell’agricoltura. Sembra che ogni collina, ogni terra vitata sia uguale all’altra, ma se non vi fermerete alla superficie, e asseconderete la curiosità, quante cose nuove scoprirete.
Ora vi conduciamo in Franciacorta, dove inizia il nostro viaggio nell’Arcipelago: un territorio che era noto fin dai tempi più remoti per l’arte del ferro, che ha generato una fiorente industria, e che oggi deve la sua fama a un prodotto della terra, a uno spumante che porta il nome stesso della regione, ed è chiamato semplicemente Franciacorta. Arrivando qui, sentirete la dolcezza del clima, mitigato dal vicino lago d’Iseo, vi affascineranno le colline disegnate dai filari, giù giù a scendere fino a lambire il rumoroso nastro d’asfalto dell’Autostrada. Ma basterà poco per ritrovarsi nella quiete e nel silenzio, quella quiete e quel silenzio che circondano le antiche abbazie che si incontrano sul territorio, dove anche si possono ammirare nobili dimore di famiglia.

Il vigneto da cui nasce Cesonato Villa Crespia Franciacorta Satèn a Cremignane sul Lago d'Iseo
Lo sviluppo dell’enologia, in un territorio così limitato, ha attivato una serie di ricerche, dettate dalla volontà, e dalla necessità, di capire sempre di più quale era il segreto di quei terreni, nati geologicamente alla fine dell’era glaciale. E così, si è scoperto che non c’è il suolo della Franciacorta, ma ce ne sono sei, uno diverso dall’altro, capaci di dare all’uva caratteristiche individuali. C’è l’argilla favorevole al Pinot nero, ci sono i suoli morenici, quelli ghiaiosi, gli alluvionali. Ognuno di loro conferisce caratteristiche diverse: immaginatevi questa Franciacorta che non si vede, quando decideste di venire a percorrere i suoi vigneti.

Villa Crespia riflessa nel laghetto antistante alla cantina
E’ una sensazione di indefinibile mistero, che aumenta il fascino di una zona che di fascino ne ha molto. Chi pochi decenni fa ha creduto in queste potenzialità ha subito pensato di paragonarla allo Champagne. Un paragone che fa capire quanta voglia di emergere ci sia in questo lembo di Lombardia, anche se le differenze sono molte e non solo … di età. Viaggiare in Franciacorta e nelle sue vigne deve voler dire riscoprire la dolcezza del lago d’Iseo e delle sue tradizioni gastronomiche, immergersi nel segreto preistorico delle torbiere che a primavera si coprono di ninfee, fermarsi in cantina a brindare e assaporare così, nel bicchiere, l’essenza stessa del territorio. Siate i cosiddetti enonauti o i wine lovers, o più semplicemente curiosi del mondo delle bollicine, sappiate che viaggiando nell’Arcipelago potrete arrivare a Villa Crespia e verificare di persona questa realtà che vuol essere chiamata semplicemente Franciacorta.

Ecco invece l'atmosfera che si respira a Rubbia al Colle, dove i vigneti sono ben distinti in tre poderi: luogo di pascolo di greggi, fino a non molto tempo fa, ora vigneti dedicati al vitigno storico della zona, il forte Sangiovese, che si declina in molte regioni d’Italia e qui in Maremma assume caratteristiche originali. E insieme il Merlot, il Cabernet Sauvignon, lo Shyraz, gli ”stranieri“ che hanno contribuito a creare la fama di questo lembo di costa toscana, dedicato agli Etruschi, che a Populonia ebbero uno dei loro insediamenti più importanti.

i vigneti della Rubbia da cui nasce Vigna Usilio Val di Cornia Suvereto Sangiovese DOC
Camminando nei poderi di Rubbia al Colle calpesterete i suoli sabbiosi della pianura a ridosso delle dune, poi salirete leggermente sull’altipiano adiacente la cantina, infine raggiungerete il podere che da il nome alla tenuta, La Rubbia, dove stanno i vigneti più alti di tutta la Val di Cornia. Questo è il nome con cui si identifica la Doc di questa estrema propaggine della provincia di Livorno. Sono vigneti in cui è in corso un progetto di agricoltura naturale, dove non si usano prodotti di sintesi, dove le uve sono così sane da consentire l’abolizione dei solfiti. Sarete affascinati da enormi massi affiorati durante i lavori di drenaggio, dai muri simili alle cinte di città omeriche. Amerete questa valle come noi l’amiamo, perché è sopravvissuta alla industrializzazione selvaggia, che quando ha visto un totale declino ha rischiato di travolgere tutto e tutti se non fosse rimasta la risorsa dell’agricoltura dei padri. Questa tappa dell’Arcipelago, così ricca di suggestione non sarebbe completa senza una visita ai borghi medievali rimasti intatti che ne aumentano il valore turistico, Suvereto, Campiglia marittima, Sassetta. E poi le antiche miniere, le terme … Un mondo tutto da esplorare.

Rubbia al Colle: la "cantina che non c'è"
La discesa verso il sud continua. Arriviamo nel Sannio, questo sconosciuto. Un territorio in cui è molto alto il valore economico del comparto del vino. Eppure se raccontate a un amico che andrete nel Sannio, facilmente vi guarderà con aria interrogativa. A qualcuno dalla scuola media sarà rimasto il ricordo delle forche Caudine e di quei Sanniti capaci di prendersi gioco delle Legioni romane, e citando Benevento gli verranno in mente le streghe. Una collocazione più precisa probabilmente è difficile. Vogliamo allora immaginare il Sannio e la Tenuta Oppida Aminea come l’isola misteriosa dell’Arcipelago Muratori? Se sì, ispiriamoci all’omonimo, avvincente romanzo di Giulio Verne, e come nel romanzo passo dopo passo troviamo tante curiosità e tanti motivi di interesse.

Il vigneto di Oppida Aminea da cui nasce Caracena Falanghina Sannio DOC
I Sanniti, il popolo che si fece beffe dei Romani: una stirpe guerriera la cui indole si manifesta ancor oggi. Non c’è qui la spensierata vaghezza di Napoli. Territorio attraversato da greggi transumanti di passaggio tra Tirreno e Adriatico, ha saputo mantenere integro questo suo particolare riservato Dna. Il pastore s’è fatto stanziale, la cultura contadina è rimasta a presiedere la terra, tanti piccoli proprietari gelosi del proprio feudo. Operosità montanara e piacere di concedersi alla fantasia si rivelano mettendo streghe a difesa del territorio e dando il nome di una fanciulla alla collina che domina il paesaggio. E’ la Bella Dormiente, che vigila anche sul cerchio di vigneti di Oppida Aminea. Tutti uniti in un solo abbraccio della collina, distinti i filari tra le varietà portate qui dalla Magna Grecia, la Falanghina, beneventana a tutti gli effetti, il Greco, discendente dal fumoso Falerno di collina di epoca romana e il Fiano, che provenendo dal vicino territorio dell’avellinese qui ritrova i suoi più intensi sentori floreali.

I vigneti di Oppida Aminea ed il profilo della Bella Durmiente in lontananza
Uve a bacca bianca, dicono i testi di enologia. Uve a bacca gialla, diciamo a Oppida Aminea , perché è intenso, dorato, il colore dei grappoli, così come solare è il paesaggio e gialli sono i vini nel bicchiere , perché di quel sole hanno captato i raggi. Silenzio e solitudine, e non a casa Località Eremita si chiama il luogo in cui a breve sorgerà l’ultima cantina dell’Arcipelago, a coronamento del colle, di fronte alla Bella Dormiente. Liquori, torroni, una cucina ancora legata alla terra e alla naturalità dell’agricoltura accompagneranno il viaggio nel Sannio, per chi vorrà conoscerlo. Lontano dal frastuono delle coste, verde di boschi, aspro e ruvido dove la vegetazione scarseggia. Qui la vite è davvero vita: pronta a rivelarsi con le sue curiose particolarità, quelle che rendono così precisa la personalità dei vini dell’Arcipelago, Caracena, Pelike e Caucino.

Isola delle "isole" dell’Arcipelago Muratori, Giardini Arimei è più di una Tenuta, è un’emozione. Le parole per descriverla possono risultare banali, pur nel desiderio di esaltarne la bellezza: espressioni come panorama mozzafiato, azzurro intenso sono talmente ovvi, che non rendono giustizia a che cosa sia stata la nascita di questa natura. Meglio la rinascita. Immaginatevi un ammasso di rovine, la vegetazione spontanea che invade ogni cosa, i pregevoli muri a secco crollati. Un luogo abbandonato.
Oggi un luogo che vive una nuova vita: i muri a secco ricostruiti, la grotta che fungeva da cantina riportata alla funzione originaria, i vigneti terrazzati sospesi tra cielo e mare e forse avrete un’idea di che cosa sia stato il lavoro durato quattro anni di recupero ambientale e architettonico. Tutto è rinato nella sua nativa semplicità, senza orpelli inutili, che la natura già tanto dà di suo. Giardini Arimei è un sogno fatto realtà, è un luogo dell’anima, è un condensato di umori che vengono dal mare, dalle acque salutari che sgorgano spontanee, dai fumi del vulcano che sonnecchia sornione sotto il monte Epomeo.
Potete iniziare o terminare qui il viaggio nell’arcipelago, ma questa tappa vale la ricerca che ognuno di noi fa dell’”altrove “.
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